L’intermediazione assicurativa italiana si sta spopolando. È l’ora che le Compagnie pensino seriamente a come ricostruire le loro reti?

I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni: il nostro settore sta affrontando un’emorragia silenziosa ma costante. Analizzando i dati del RUI (Registro Unico degli Intermediari) dell’ultimo decennio, emerge un quadro che dovrebbe far scattare più di un campanello d’allarme nei board delle nostre Compagnie.
📊 I dati della discesa (dal 2013 a oggi): Ho analizzato le variazioni degli iscritti e il trend è netto. Il numero totale degli intermediari (persone fisiche e società) ha registrato un calo di oltre 19.200 unità (-7,9%), scendendo da circa 243.500 a poco più di 224.200 iscritti.
Ma se guardiamo alle singole sezioni, il dato è ancora più d’impatto:
🔻 Sezione A (Agenti): Un crollo drammatico. Abbiamo perso quasi il 30% degli Agenti, passando da quasi 36.000 iscritti a circa 25.000.
🔻 Sezione C (Produttori Diretti): Praticamente scomparsi. Una contrazione che supera il 96% (da 8.563 a poche centinaia).
⚖️ Sezione E (Collaboratori): Sostanzialmente stabile, pur con fluttuazioni, a dimostrazione di una concentrazione delle reti.
📈 Sezione B (Broker): In controtendenza, segna un +10,5%, a riprova di uno spostamento del mercato verso modelli consulenziali svincolati dal monomandato.



🌐 Cosa ci dice il mercato e l’IVASS? Se incrociamo questi dati con le recenti evidenze di mercato e di Vigilanza, il problema si fa anche anagrafico. Oltre il 60% degli intermediari persone fisiche ha un’età compresa tra i 41 e i 65 anni. A questo si aggiunge un preoccupante calo di interesse da parte dei giovani verso la professione: i dati più recenti segnano una riduzione del 5% dei candidati all’Esame IVASS.
Il settore invecchia, non c’è ricambio generazionale e l’attrattività della nostra professione per i giovani talenti è ai minimi storici.
La vera domanda è: le Compagnie assicurative italiane sono consapevoli che senza rete non c’è futuro?
Mentre si investe (giustamente) in Insurtech, AI, digitalizzazione e nuovi prodotti, si sta trascurando l’asset più prezioso: il fattore umano, colui che “mette a terra” il prodotto e crea la vera fiducia con il cliente.
È arrivato il momento di cambiare paradigma. Le Compagnie non possono più limitarsi a pretendere risultati da reti sempre più esigue e sotto pressione. Devono:
1️⃣ Investire pesantemente nell’attrattività della professione: Creare percorsi di inserimento concreti per i giovani, finanziando la formazione e sostenendoli nei primi anni di attività.
2️⃣ Supportare il passaggio generazionale: Aiutare gli agenti senior a pianificare il futuro delle loro agenzie, facilitando fusioni e inserimenti societari.
3️⃣ Ripensare il modello di business dell’Agenzia: Fornire strumenti che riducano il peso burocratico e amministrativo (che oggi soffoca le agenzie), lasciando all’intermediario il tempo per fare ciò che sa fare meglio: il consulente.
Non possiamo permetterci di perdere la capillarità e la professionalità che hanno fatto la storia dell’assicurazione in Italia. La tecnologia deve abilitare la rete, non sostituirla (perché i dati ci dicono che non può farlo).
Voi cosa ne pensate? È un declino inarrestabile o un’opportunità per le Compagnie di rifondare e valorizzare una nuova generazione di professionisti?
Salvatore Infantino
Amministratore IO Assicuro.it
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I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni: il nostro settore sta affrontando un’emorragia silenziosa ma costante. Analizzando i dati del RUI (Registro Unico degli Intermediari) dell’ultimo decennio, emerge un quadro che dovrebbe far scattare più di un campanello d’allarme nei board delle nostre Compagnie.
📊 I dati della discesa (dal 2013 a oggi): Ho analizzato le variazioni degli iscritti e il trend è netto. Il numero totale degli intermediari (persone fisiche e società) ha registrato un calo di oltre 19.200 unità (-7,9%), scendendo da circa 243.500 a poco più di 224.200 iscritti.
Ma se guardiamo alle singole sezioni, il dato è ancora più d’impatto:
🔻 Sezione A (Agenti): Un crollo drammatico. Abbiamo perso quasi il 30% degli Agenti, passando da quasi 36.000 iscritti a circa 25.000.
🔻 Sezione C (Produttori Diretti): Praticamente scomparsi. Una contrazione che supera il 96% (da 8.563 a poche centinaia).
⚖️ Sezione E (Collaboratori): Sostanzialmente stabile, pur con fluttuazioni, a dimostrazione di una concentrazione delle reti.
📈 Sezione B (Broker): In controtendenza, segna un +10,5%, a riprova di uno spostamento del mercato verso modelli consulenziali svincolati dal monomandato.



🌐 Cosa ci dice il mercato e l’IVASS? Se incrociamo questi dati con le recenti evidenze di mercato e di Vigilanza, il problema si fa anche anagrafico. Oltre il 60% degli intermediari persone fisiche ha un’età compresa tra i 41 e i 65 anni. A questo si aggiunge un preoccupante calo di interesse da parte dei giovani verso la professione: i dati più recenti segnano una riduzione del 5% dei candidati all’Esame IVASS.
Il settore invecchia, non c’è ricambio generazionale e l’attrattività della nostra professione per i giovani talenti è ai minimi storici.
La vera domanda è: le Compagnie assicurative italiane sono consapevoli che senza rete non c’è futuro?
Mentre si investe (giustamente) in Insurtech, AI, digitalizzazione e nuovi prodotti, si sta trascurando l’asset più prezioso: il fattore umano, colui che “mette a terra” il prodotto e crea la vera fiducia con il cliente.
È arrivato il momento di cambiare paradigma. Le Compagnie non possono più limitarsi a pretendere risultati da reti sempre più esigue e sotto pressione. Devono:
1️⃣ Investire pesantemente nell’attrattività della professione: Creare percorsi di inserimento concreti per i giovani, finanziando la formazione e sostenendoli nei primi anni di attività.
2️⃣ Supportare il passaggio generazionale: Aiutare gli agenti senior a pianificare il futuro delle loro agenzie, facilitando fusioni e inserimenti societari.
3️⃣ Ripensare il modello di business dell’Agenzia: Fornire strumenti che riducano il peso burocratico e amministrativo (che oggi soffoca le agenzie), lasciando all’intermediario il tempo per fare ciò che sa fare meglio: il consulente.
Non possiamo permetterci di perdere la capillarità e la professionalità che hanno fatto la storia dell’assicurazione in Italia. La tecnologia deve abilitare la rete, non sostituirla (perché i dati ci dicono che non può farlo).
Voi cosa ne pensate? È un declino inarrestabile o un’opportunità per le Compagnie di rifondare e valorizzare una nuova generazione di professionisti?
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